
Un gruppo partito con HeyLocals per Nakuru ad Agosto 2026 ha raccolto 7.727 euro in una settimana. Ecco cosa ha funzionato, come sono stati spesi e cosa abbiamo imparato.
Nell'agosto del 2012, durante il mio primo viaggio da solo in un ostello irlandese, ho sentito la parola "Byproduct" che da allora mi è entrata in testa e non è più andata via..
Difficilmente traducibile in italiano in contesti astratti, ma possiamo riassumerla come "qualcosa che nasce incidentalmente mentre si produce o si persegue qualcos’altro."
Questo è diverso dal concetto di "conseguenza":
Conseguenza = qualsiasi risultato o effetto causato da qualcosa. Può essere previsto, voluto, inevitabile o accidentale.
“La stanchezza è una conseguenza della mancanza di sonno.”
Byproduct = letteralmente “sottoprodotto”, ma l'ho sempre visto usato con significato di effetto/risultato collaterale, qualcosa che non era l’obiettivo principale, ma emerge come conseguenza secondaria del processo.
"La sicurezza può nascere come effetto collaterale della competenza."
Concetto intricato lo so, mo arrivo al punto, e vi spiego cosa c'entra questo concetto con la foto qui sotto, scattata nella contea di Nakuru, Kenya, la prima settimana di Agosto 2026.

Premessa: HeyLocals non nasce come una no-profit, e su questo siamo sempre stati molto chiari. Il nostro obiettivo è rendere l'Italia una società più aperta e inclusiva facendo sì che entro il 2035 almeno un giovane italiano su 10 partecipi a progetti a impatto sociale in giro per il mondo.
Lo facciamo offrendo un servizio complesso, che genera indotto economico nei paesi nei quali operiamo, ma che a tutti gli effetti è un servizio a pagamento, che richiede risorse, persone, tempo e competenze per stare in piedi e girare bene.
Non abbiamo mai fatto le attività da cooperativa umanitaria nel senso classico del termine, tipo raccolte fondi. Crediamo che portare persone a vivere a contatto con culture diverse in maniera non transazionale, e instaurare un circolo economico virtuoso alla base (qui ne abbiamo parlato nel dettaglio) sia il modo migliore e più sostenibile per raggiungere il nostro obiettivo.
In questi ultimi mesi ci è stato però dimostrato che l'impatto generato potesse essere ancora migliore e più ampio rispetto a quello che ci aspettavamo. Non come obiettivo, ma come "Byproduct"
A fine luglio 2026 diversi ragazzi e ragazze sono partiti per i nostri progetti nella contea di Nakuru, in Kenya.
La maggior parte delle persone che viaggia con noi in quest’area si unisce ai progetti educativi. Lavoriamo con Edwin, Nadia, Laban e tutti i ragazzi del team locale per instaurare partnership solide con scuole e centri educativi.
L’obiettivo è integrare chi parte con noi all’interno di lezioni, programmi sportivi e attività che nascono spontaneamente sul posto, favorendo il contatto culturale, l’insegnamento dell’inglese, lo sport e il gioco.
Agosto, però, è normalmente un mese di chiusura delle scuole. Come era stato pianificato, quindi, i ragazzi hanno partecipato anche ad altre attività. Tra queste, alcune giornate ricreative nella struttura di accoglienza Bethesda.
È una struttura che conosciamo, ma che normalmente non prioritizziamo. Essendo un contesto particolarmente sensibile, preferiamo evitare di mandare troppe persone e di trasformarlo in un luogo di passaggio continuo per i volontari.
Ed è qui che inizia la parte interessante della storia.
I ragazzi stavano facendo attività con i bambini ma, allo stesso tempo, hanno iniziato a osservare le condizioni della struttura.
Il posto era molto raffazzonato. Mancavano tante cose di base. Parliamo di una realtà che accoglie bambini, ragazzi e persone provenienti soprattutto dall’area rurale intorno a Nakuru, con risorse molto limitate per gestire la vita quotidiana.
Invece di limitarsi a raccontare la situazione sui social, i ragazzi hanno attivato spontaneamente le proprie reti: famiglie, amici e conoscenti.
In una settimana hanno raccolto 7.727 euro attraverso la raccolta online, bonifici e alcune spese sostenute direttamente dai partecipanti.”.
Quei soldi si sono trasformati immediatamente in acquisti fatti sul posto: materassi, cibo, lavatrici, vestiti, prodotti per l’igiene, libri e altre priorità stabilite confrontandosi con noi e, soprattutto, con le persone del team locale.
Nessuno si immaginava una risonanza del genere.
Per questo, dopo esserci confrontati con Guendalina e con i ragazzi sul posto, abbiamo deciso insieme di mettere un limite alla raccolta e di non proseguire oltre.
Il motivo: I partecipanti sarebbero rimasti in Kenya soltanto poche settimane. Volevamo quindi essere sicuri che ogni euro potesse essere speso e rendicontato in maniera chiara, senza lasciare fondi destinati a spese che il gruppo, una volta rientrato, non avrebbe più potuto seguire e rendicontare direttamente.”
La cosa fantastica è stata vedere come la comunicazione spontanea dei ragazzi, amplificata dalla nostra comunicazione un po’ più istituzionale, sia riuscita a produrre un risultato simile in pochissimo tempo!
L’elenco degli acquisti racconta una serie di piccole frizioni quotidiane che sono state rimosse.
Dormire su materassi sgangherati.
Dover lavare a mano i vestiti di tanti bambini.
Non avere abbastanza piatti e utensili.
Non avere materiale per studiare, giocare o curare la propria igiene personale.
Non parliamo di una singola grande opera, quindi, ma di tante cose molto concrete.

Materiale scolastico e giochi acquistati localmente.

Una delle due lavatrici documentate dal gruppo.
Categoria | Acquisti documentati | Perché contava |
|---|---|---|
Cibo | Farina, olio, riso, fagioli, latte in polvere, avena, legumi, biscotti e altri alimenti di base | Rispondere alle necessità alimentari quotidiane della struttura |
Letti e casa | 18 materassi, piumoni, strofinacci, secchi, piatti, posate, coltelli, caraffe e altri utensili | Migliorare il riposo e rendere più semplice la gestione degli spazi |
Elettrodomestici | Due lavatrici, una televisione e una cassa audio | Ridurre il lavoro manuale e creare occasioni di condivisione |
Igiene | Kit di primo soccorso, sapone, shampoo, spazzolini, dentifricio, carta igienica e assorbenti | Coprire necessità ricorrenti e fondamentali |
Scuola e gioco | Libri, cancelleria, calcolatrici, palloni, puzzle, giochi da tavolo e materiali educativi | Permettere ai bambini di studiare, giocare e passare del tempo insieme |
Vestiti | Pantaloni, felpe, magliette, intimo, calze, scarpe e ciabatte | Rispondere alle esigenze e alle taglie indicate direttamente sul posto |
Tutto è stato rendicontato al centesimo dai ragazzi.
Complessivamente sono stati spesi 7.765 euro, quindi 38 euro in più rispetto alla cifra raccolta.
Nessuna parte del fondo è rimasta inutilizzata.

Per tutto il mese di agosto abbiamo avuto persone in Kenya.
Quando i primi partecipanti sono tornati in Italia, chi è arrivato dopo non ha dovuto ricominciare da zero.
Ha trovato una relazione già aperta, informazioni più chiare, una lista di priorità e un sistema di rendicontazione.
Questo passaggio è importante perché rende l’iniziativa un po’ meno episodica. Il viaggio di una singola persona dura poche settimane, ma quello che viene costruito può essere raccolto e continuato dal gruppo successivo.
Solo negli ultimi trenta giorni abbiamo identificato altri quattro casi simili, nati in maniera completamente spontanea in Paesi diversi.
Persone che, dopo aver conosciuto direttamente una situazione, si sono date da fare e hanno avviato una raccolta fondi coinvolgendo la propria comunità.

La spesa in viaggio verso la struttura: anche il trasporto è parte del lavoro di una raccolta fondi.

Alimenti, detergenti e prodotti di uso quotidiano ordinati prima della consegna.

La consegna dei materassi: un acquisto deciso dopo aver contato letti e priorità insieme alle persone della struttura.
Sono sempre stato affascinato dal mondo non-profit e ci ho anche lavorato per diverso tempo.
Allo stesso tempo, sono sempre stato un po’ combattuto rispetto ad alcune metodologie.
Il semplice andare in giro a chiedere donazioni mi ha sempre lasciato qualche dubbio. Non perché sia sbagliato in sé, ma perché a volte è difficile capire quanti passaggi esistano tra chi dona e chi dovrebbe ricevere, dove finiscano esattamente i soldi e quanta parte venga assorbita dalla struttura necessaria a gestirli.
Per questo sono particolarmente felice di ciò che è nato in Kenya.
Dalla pragmaticità e dalla chiarezza che cerchiamo di migliorare ogni giorno, anche grazie ai feedback dei partecipanti, è nata una situazione in cui non c’erano catene complesse o sovrastrutture nel mezzo.
C’erano persone che avevano vissuto direttamente un’esperienza.
C’erano dei bisogni indicati dalle persone del posto.
E c’erano soldi che venivano trasformati velocemente in cose tangibili, pratiche.
Oltre ai benefici già previsti dalla partecipazione ai nostri programmi, è nato un byproduct.
Risorse spese nella comunità (senza marginalità per noi o terzi), senza giri strani e senza dispersioni inutili.
Al momento HeyLocals è un team piccolo, concentrato soprattutto sul rendere la partecipazione ai progetti il più possibile chiara, semplice e sicura.
Abbiamo inoltre una forma giuridica che non si sposa particolarmente bene con il fundraising.
Stiamo quindi cercando di capire con quali modalità e in quali tempi potremmo creare una realtà non-profit collegata a noi.
L’obiettivo sarebbe avere un veicolo capace di gestire in maniera trasparente le raccolte fondi che i partecipanti possono far nascere, ma che chiaramente non possono controllare e supervisionare al 100% da soli.
Un posto nel quale i soldi possano essere raccolti, rendicontati e indirizzati verso le priorità indicate dalle comunità locali con le quali già collaboriamo.
Senza fare giri strani.
E senza perdere la caratteristica più bella di queste iniziative: il fatto che nascano spontaneamente dalle persone.
All momento non stiamo incentivando attivamente chi parte con noi ad avviare raccolte fondi. Abbiamo ancora una capacità limitata di gestirle e supervisionarle. E non vogliamo costruire una sovrastruttura così pesante da assorbire una parte rilevante delle risorse destinate al posto.
Se qualcuno che sta leggendo ha competenze, contatti o semplicemente voglia di aiutarci a ragionare su questo progetto, saremo più che felici di fare una chiacchierata.
Perché il punto non è trasformare ogni viaggio in una raccolta fondi.
Il punto è essere pronti quando dalla comunità nasce spontaneamente qualcosa di utile.
Un byproduct, appunto.
Alla prossima storia,
Andrea Tonetti
Co-fondatore di heylocals.com/it
(Se ti è piaciuta questa storia e vuoi darci una mano, scrivimi ad [email protected] o su LinkedIn. Rispondo a tutti, e chi sa mai che possa nascere qualcosa di interessante!)